Dalla Corea

giugno 8th, 2017 § 0 comments

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“Ciao, come te la passi ultimamente?” – Ieri ho ricevuto la lettera del regista coreano Park Jung Rye che nel 2015 a Pechino filmò me e il mio maestro per una serie di documentari sul mondo delle arti marziali in Cina. – “Ti scrivo perché il 20 marzo di quest’anno il nostro documentario è stato più volte premiato dalla Korea Communications Commission. Ogni anno la Korea Communications Commission valuta i programmi televisivi coreani migliori e più creativi trasmessi l’anno precedente. Questa è la più autorevole tra le cerimonie di premiazione cinematografica in Corea.”

Documentare il mondo delle arti marziali cinesi, una realtà che nella più parte dei casi non chiede riflettori, ancora oggi rimane un’ambizione difficile da realizzare, ma ringrazio la troupe coreana per aver fissato nella storia un momento tra i tanti in tutti questi anni in Cina passati accanto al mio maestro. Anni che oggi sono 15, scanditi giorno per giorno dagli insegnamenti di quest’uomo, che sa guidare nella pratica marziale come nella vita, in questa Cina che incurante cambia troppo in fretta.

“Se vuoi apprendere, devi dormire con il maestro” (要想学得会, 先跟师傅睡). Questo modo di dire ci permette di intuire come un tempo in Cina gli allievi erano tenuti a prendersi cura del proprio maestro, obbligo morale che rientra nella definizione di pietà filiale. Ma soprattutto ci vuole far comprendere, con l’esagerazione caratteristica di molti detti proverbiali, che un’arte qualunque essa sia non si può apprendere in pochi giorni o settimane, e neanche in quattro cinque anni di “pascolo”. Un’arte si assimila vivendola con la guida che si è scelti. “Solo così, – per usare le parole del mio maestro, – si può arrivare a essere tutt’uno con la propria arte, ciò che fa parte di te non può svanire nel nulla e non può essere portato via da nessuno”. Ma questa è un’altra storia.

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