Han Qichang (Terza parte)

dicembre 5th, 2009 § 0 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

I parteII parte |  III parte

Le abilità marziali di Han Qichang erano straordinarie e capitava spesso che quando all’interno dell’ambiente marziale si accendeva una qualche disputa, qualcuno lo interpellava per fare chiarezza. Qichang era solito ripetere: “Tutti i praticanti di arti marziali sono un’unica famiglia, e anche se come uomini a volte non ci sentiamo intimi, intima è l’arte che ci accomuna, dobbiamo tutti prenderci cura l’uno dell’altro, non si può pensare sempre e solo a dimostrare chi è il più forte e chi ha più ragione!“. Era difficile dargli torto, per questo riceveva rispetto da tutti, e anche quando si trovava davanti a gente superba o in situazioni difficili lui si è sempre posto con educazione cercando di riportare tutti alla ragione, senza mai perdere la calma.

Han Qichang era una persona generosa. Nella sua vita ha avuto molti studenti e discepoli alcuni dei quali molto poveri, lui non solo non esigeva di essere pagato, ma nel momento del bisogno cercava persino di aiutare finanziariamente come poteva.
Anche nel suo piccolo villaggio, quando qualcuno aveva bisogno di aiuto, lui era sempre pronto a dare una mano. Secondo una leggenda, un giorno, dopo una giornata di pioggia, alcuni contadini erano rientrati nei campi per l’aratura e un carro pieno di frumento trainato da un mulo si era impantanato nel fango. Proprio in quel momento Qichang si trovava nelle vicinanze, si avvicinò al carro infilò il braccio sotto la ruota e gridò: “Vai adesso!“. Il contadino stupìto e un po’ perplesso: “Lascia stare, non ti rompere il braccio, per il carro c’è tempo!“, “Poche chiacchere, parti!” rispose secco Han Qichang.
Una frustata al mulo che inizia subito a muoversi, una rotazione del braccio di Qichang sotto la ruota del carro, ed ecco che il mezzo esce dal fango.
Tutti attorno al carro rimasero a bocca aperta, il braccio di Han Qichang pieno di fango e senza un graffio… da quel momento il guerriero di Tuonan si ritrovò con un altro soprannome: braccia di ferro (铁臂).

Nel 1932 Han Qichang si trasferì a Pechino. In quel periodo nella capitale non esisteva ancora il Meihua Zhuang. Ma nel giro di poco tempo Qichang si fece subito una sua fama, e iniziò a insegnare arti marziali in molte scuole medie e superiori.

Nel 1949, dopo la famosa lunga marcia in continua lotta contro l’esercito rivoluzionario nazionale, l’esercito popolare di liberazione entrò a Pechino. Nello stesso anno, Han Qichang venne invitato a insegnare arti marziali presso la scuola di polizia e presso la seconda divisione delle guardie centrali (中央警卫二师) di Pechino i cui soldati sono responsabili tutt’ora della sicurezza del partito comunista, dei suoi membri leader e delle proprietà più importanti dello stato cinese.
Dopo qualche anno entrò a insegnare arti marziali anche nell’Università di Pechino (北京大学) una delle più importanti della Cina.

Nonostante il maestro abbia insegnato in numerosi istituti scolastici, di solito preferiva selezionare gli studenti più dotati per l’allenamento nel suo cortile di casa. Spesso nelle scuole la necessità di un programma fisso d’insegnamento deforma quelle che sono le metodologie di allenamento tradizionali. In ogni caso tutti, anche chi studiò con lui per un breve ciclo scolastico, ne ricordano con piacere le parole, gli insegnamenti e i molti aneddoti collegati a questi anni di vita del maestro.

Il maestro Han Qichang durante tutta la sua vita ha sempre avuto a cuore lo studio, il perfezionamento, lo sviluppo e la diffusione delle arti marziali. Rispettava tutti gli stili, e neanche in età avanzata, considerato da tutti un illustre maestro, si vergognava di chiedere chiarimenti e di apprendere concetti marziali che riteneva utili e di non conoscere. Fino alla sua morte nel 1988 si è impegnato ogni singolo giorno nel trasmettere il meglio delle proprie conoscenze e delle proprie esperienze, mettendo spesso in risalto i propri difetti affinchè studenti e discepoli capissero le differenze e guardassero ai propri di difetti.

Han Qichang (Seconda parte)

agosto 14th, 2009 § 0 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

I parte |  II parte  |  III parte

Correva l’anno 1913 quando un giorno, non molto lontano dal paese natale di Han Qichang, venne organizzata una fiera paesana. Vi parteciparono molti esperti di arti marziali ognuno con il proprio stile e Han Qichang partecipò alla dimostrazione con le forme tramandategli dal maestro Li Timing. Non appena ebbe finito venne attratto da un’altra dimostrazione. Poco distante da lui, all’interno di una ronda, due ragazzi di 13-14 anni si stavano confrontando in uno straordinario duello.
Dopo aver chiesto a destra e a manca cosa praticassero quei due ragazzi, venne a sapere che quello stile che lo aveva stupito si chiamava Meihua Zhuang (梅花桩). Il maestro dei ragazzi si chiamava Yin (尹) di cognome, Mochi (墨池) di nome e Xiezhang (谢章) di pseudonimo.

Han Qichang era molto interessato allo stile e l’indomani andò subito a cercare il maestro Yin.
Yin Mochi lo accolse complimentandosi per la sua dimostrazione e Qichang ne approfittò per spiegare il motivo della sua visita. Il maestro dopo aver ascoltato le sue richieste disse: “Vuoi allenare il Meihua Zhuang? non c’è fretta!“, e chiamando suo figlio: “Siduo (四多)! Han Qichang vorrebbe rivedere le tecniche della dimostrazione di ieri, provale un po’ con lui.”

Han Qichang guardava perplesso Siduo che era più basso di lui ed era più giovane d’età, e non si sarebbe mai aspettato di finire rovinosamente al tappeto già alla prima tecnica. Rialzatosi, ricominciò a combattere con più concentrazione, ma non riusciva ad avvicinarsi all’avversario, non sosteneva le parate sugli attacchi, Siduo non gli lasciava neanche la possibilità di indietreggiare; inevitabilmente dopo un altro paio di scambi venne di nuovo atterrato.
Cosciente delle proprie lacune tecniche, Qichang si inginocchiò ai piedi del maestro Yin minacciando di non alzarsi più se non prima di essere stato accettato come discepolo;  Yin Mochi si mise a ridere: “Posso capire che tu voglia apprendere il Meihua Zhuang. Per adesso puoi seguire i nostri allenamenti. Riguardo l’accettarti come discepolo, ne riparleremo più in avanti.

Han Qichang si allenò per ben 6 anni prima di essere accettato ufficialmente come discepolo dal maestro Yin, e anche dopo di ciò si allenò per circa altri 7 anni prima di riuscire a studiare il Meihua Zhuang nella sua interezza.

Nel 1917, Han Qichang abbandonò il suo villaggio in cerca di altri stimoli marziali. Dopo qualche anno si arruolò nell’esercito del signore della guerra Cao Kun (曹锟), e venne nominato ufficiale istruttore militare di arti marziali. Nel 1920 scoppiò la guerra di Zhi-Wan (直皖战争), tra la cricca di Zhili (直隶) capeggiata da Cao Kun e quella di Anhui (皖系) per il controllo del governo di Beiyang (北洋政府).
Più di due anni di vita militare fecero capire ad Han Qichang che l’esercito non significa altro che vendere la propria vita al posto dei ricchi potenti. Decide quindi di allontanarsi dall’esercito e di cercare altre vie e altri mezzi di sussistenza.

Nel 1929, Han Qichang rappresentò la sua regione, l’Hebei, in un grande e importante torneo di arti marziali ad Hangzhou. Capitò nel gruppo del lottatore rappresentante della regione Shandong. I due combatterono intensamente, rimanendo feriti entrambi. Ciò li costrinse a ritirarsi, compromettendo il loro risultato al torneo. Successivamente, la competizione si spostò a Shanghai. Qui Han Qichang lottò con un tale impeto da stupire tutti, sconfiggendo uno dietro l’altro grandi lottatori suoi avversari fino al podio. Ciò alimentò ancora di più il suo mito.

Han Qichang era conosciuto con il soprannome il guerriero di Tuónán (沱南侠).
Tuó (沱) si riferisce al fiume Hūtuó (滹沱河) che attraversa la regione Hebei. Nán (南), “sud”, perchè Han Qichang abitava a sud di questo fiume.  Xiá (侠), “guerriero”, è un romantico elogio al suo spirito cavalleresco.
Si racconta che un giorno un ricco proprietario terriero si presentò a casa di un mezzadro per riscuotere l’affitto, distruggendone la cucina. Il gesto arrivò fino alle orecchie di Han Qichang che, furioso, andò personalmente a cercare il ricco proprietario: fu capace di tormentarlo fino a fargli ammettere l’errore e a riscuotere meno affitto. Per tutta la gente locale era il miglior amico dei poveri.

Le abilità marziali di Han Qichang erano straordinarie e capitava spesso che quando all’interno dell’ambiente marziale si accendeva una qualche disputa, qualcuno lo interpellava per fare chiarezza. Qichang era solito ripetere: “Tutti i praticanti di arti marziali sono un’unica famiglia, e anche se come uomini a volte non ci sentiamo intimi, intima è l’arte che ci accomuna, dobbiamo tutti prenderci cura l’uno dell’altro, non si può pensare sempre e solo a dimostrare chi è il più forte e chi ha più ragione!“. Era difficile dargli torto, e riceveva rispetto da tutti.

Note
1. Per chi volesse approfondire ulteriormente il periodo storico menzionato, ecco alcuni link dall’enciclopedia Wikipedia:
– Cao Kun (Italiano)
– La guerra di Zhi-Wan (inglese)
– La cricca di Zhili (inglese)
– La cricca di Anhui (inglese)
– Il governo di Beiyang (inglese)
– Il periodo dei signori della guerra (inglese)

Han Qichang (Prima parte)

luglio 31st, 2009 § 0 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

Maestro di Sui Yunjiang, Han Qichang (韩其昌) è stato tra i più importanti artisti marziali del XX secolo. Nasce il ventunesimo giorno del nono mese del calendario lunisolare del 1893 nel villaggio Yuantou a 50 chilometri dalla città di Shenxian nella regione Hebei; muore a Pechino alla veneranda età di 95 anni il primo settembre 1988.

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Quando Han Qichang aveva ancora 10 anni due guardie del corpo, Wang Yudong (王玉栋) e Han Yuting (韩玉庭; secondo altre versioni 韩雨亭, la pronuncia non cambia), quest’ultimo zio di Han Qichang, ossia fratello maggiore del padre, crearono un “campo marzio” per insegnare ai giovani le arti marziali. Il piccolo Han Qichang li andava a guardare tutti i giorni, appassionandosi sempre di più, fino al punto da decidere di iniziare a studiare con loro. Il padre di Han Qichang tentò di opporsi, meglio cercare un lavoro, le arti marziali “non danno l’opportunità nè di mangiare nè di vestirsi!“. Seguendo le abitudini dei contadini del posto, che si svegliavano alle prime luci dell’alba e andavano a dormire all’imbrunire, ogni giorno dopo il tramonto il padre di Han Qichang chiudeva la porta e non lo faceva uscire. Ma Han Qichang, nonostante la tenera età, era già molto determinato: dopo essersi assicurato che tutti i membri della famiglia dormissero, con l’aiuto di un bastone scavalcava il muro per andare ad allenarsi. Ciò si ripeteva ogni giorno, all’insaputa del padre, che lo venne a sapere soltanto quando ormai il figlio aveva già una piccola fama nel raggio di qualche decina di chilometri.

Wang Yudong e Han Yuting praticavano entrambi Chuojiao (戳脚). Han Yuting era ben felice di vedere il nipote così appassionato, e per questo gli insegnava le arti marziali con particolare attenzione. Dopo un po’ di tempo i due anziani insegnanti presentarono il giovane Han Qichang al famoso maestro e guardia del corpo Li Timing (李题名) perché continuasse a studiare con lui.

Il maestro, che allora viveva a Pechino, era famoso per la sua particolare abilità e per alcuni “tesori” che teneva per sé e non tramandava. Uno di questi era una forma di sciabola che, si dice, non tramandò neanche davanti a una lauta ricompensa in denaro; un altro era un sistema di 6 rarissime forme di lancia.

Al maestro Li piaceva la determinazione con cui Qichang si era appassionato alle arti marziali, e spesso diceva: “Non è facile trovare studenti che si appassionino così tanto da non poter più fare a meno delle arti marziali. Una volta in questo stato si apprende tutto con estrema facilità!“. Così, decise di tramandare a lui le rare forme di sciabola e di lancia di cui era depositario.
Un’altra storia racconta una diversa versione dei fatti: Han Qichang venne a sapere che il maestro Li viveva in una campagna a 15 km dalla città di Raoyang in Hebei e vi si reco personalmente.
Arrivato sul posto, Han Qichang trovò subito la casa di Li Timing; bussò, ma gli venne detto che il maestro era nei campi a lavorare.
Il paesaggio era caratterizzato da immense coltivazioni di sorgo e fu tra queste che finalmente Qichang scorse il maestro. Una volta accertatosi di non essersi sbagliato, spiegò il motivo della sua visita, ma Li Timing aveva già sentito parlare del giovane Qichang, ed era felice di averlo finalmente incontrato di persona.
Finirono di lavorare il terreno insieme e mentre erano seduti per terra a riposare, il maestro Li disse: “Sei venuto a trovarmi da così lontano, non è per niente facile; vieni, adesso ti insegno la lancia!
Han Qichang euforico chiese: “Maestro, cosa usiamo come lancia?
Li Timing sorridendo, raccolse due piante di sorgo: “Lance? Eccole qui!
E si misero ad allenarsi in mezzo ai campi.

Nel frattempo, Han Qichang studiava anche Fanzi Quan (翻子拳) e Tan Tui (弹腿) con il maestro Shi Liansheng (史连生). Egli lo presentò a un famosissimo maestro di Tianjin, Li Cunyi (李存义), che lo accolse subito con grande simpatia, riconoscendo anch’egli la determinazione e la passione con cui Han Qichang si allenava. Lo accettò tra i suoi allievi, e gli insegnò Xingyi Quan (形意拳).

Correva l’anno 1913 quando un giorno, non molto lontano dal paese natale di Han Qichang, venne organizzata una fiera paesana. Vi parteciparono molti esperti di arti marziali ognuno con il proprio stile e Han Qichang partecipò alla dimostrazione con le forme tramandategli dal maestro Li Timing. Non appena ebbe finito venne attratto da un’altra dimostrazione. Poco distante da lui, all’interno di una ronda, due ragazzi di 13-14 anni si stavano confrontando in uno straordinario duello.
Dopo aver chiesto a destra e a manca cosa praticassero quei due ragazzi, venne a sapere che quello stile che lo aveva stupito si chiamava Meihua Zhuang (梅花桩).

Note
1. Il calendario lunisolare è in uso in Cina ancora oggi dove convive con il nostro calendario solare, per maggiori info vi rimando all’enciclopedia Wikipedia

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