Han Qichang (Terza parte)

dicembre 5th, 2009 § 0 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

I parteII parte |  III parte

Le abilità marziali di Han Qichang erano straordinarie e capitava spesso che quando all’interno dell’ambiente marziale si accendeva una qualche disputa, qualcuno lo interpellava per fare chiarezza. Qichang era solito ripetere: “Tutti i praticanti di arti marziali sono un’unica famiglia, e anche se come uomini a volte non ci sentiamo intimi, intima è l’arte che ci accomuna, dobbiamo tutti prenderci cura l’uno dell’altro, non si può pensare sempre e solo a dimostrare chi è il più forte e chi ha più ragione!“. Era difficile dargli torto, per questo riceveva rispetto da tutti, e anche quando si trovava davanti a gente superba o in situazioni difficili lui si è sempre posto con educazione cercando di riportare tutti alla ragione, senza mai perdere la calma.

Han Qichang era una persona generosa. Nella sua vita ha avuto molti studenti e discepoli alcuni dei quali molto poveri, lui non solo non esigeva di essere pagato, ma nel momento del bisogno cercava persino di aiutare finanziariamente come poteva.
Anche nel suo piccolo villaggio, quando qualcuno aveva bisogno di aiuto, lui era sempre pronto a dare una mano. Secondo una leggenda, un giorno, dopo una giornata di pioggia, alcuni contadini erano rientrati nei campi per l’aratura e un carro pieno di frumento trainato da un mulo si era impantanato nel fango. Proprio in quel momento Qichang si trovava nelle vicinanze, si avvicinò al carro infilò il braccio sotto la ruota e gridò: “Vai adesso!“. Il contadino stupìto e un po’ perplesso: “Lascia stare, non ti rompere il braccio, per il carro c’è tempo!“, “Poche chiacchere, parti!” rispose secco Han Qichang.
Una frustata al mulo che inizia subito a muoversi, una rotazione del braccio di Qichang sotto la ruota del carro, ed ecco che il mezzo esce dal fango.
Tutti attorno al carro rimasero a bocca aperta, il braccio di Han Qichang pieno di fango e senza un graffio… da quel momento il guerriero di Tuonan si ritrovò con un altro soprannome: braccia di ferro (铁臂).

Nel 1932 Han Qichang si trasferì a Pechino. In quel periodo nella capitale non esisteva ancora il Meihua Zhuang. Ma nel giro di poco tempo Qichang si fece subito una sua fama, e iniziò a insegnare arti marziali in molte scuole medie e superiori.

Nel 1949, dopo la famosa lunga marcia in continua lotta contro l’esercito rivoluzionario nazionale, l’esercito popolare di liberazione entrò a Pechino. Nello stesso anno, Han Qichang venne invitato a insegnare arti marziali presso la scuola di polizia e presso la seconda divisione delle guardie centrali (中央警卫二师) di Pechino i cui soldati sono responsabili tutt’ora della sicurezza del partito comunista, dei suoi membri leader e delle proprietà più importanti dello stato cinese.
Dopo qualche anno entrò a insegnare arti marziali anche nell’Università di Pechino (北京大学) una delle più importanti della Cina.

Nonostante il maestro abbia insegnato in numerosi istituti scolastici, di solito preferiva selezionare gli studenti più dotati per l’allenamento nel suo cortile di casa. Spesso nelle scuole la necessità di un programma fisso d’insegnamento deforma quelle che sono le metodologie di allenamento tradizionali. In ogni caso tutti, anche chi studiò con lui per un breve ciclo scolastico, ne ricordano con piacere le parole, gli insegnamenti e i molti aneddoti collegati a questi anni di vita del maestro.

Il maestro Han Qichang durante tutta la sua vita ha sempre avuto a cuore lo studio, il perfezionamento, lo sviluppo e la diffusione delle arti marziali. Rispettava tutti gli stili, e neanche in età avanzata, considerato da tutti un illustre maestro, si vergognava di chiedere chiarimenti e di apprendere concetti marziali che riteneva utili e di non conoscere. Fino alla sua morte nel 1988 si è impegnato ogni singolo giorno nel trasmettere il meglio delle proprie conoscenze e delle proprie esperienze, mettendo spesso in risalto i propri difetti affinchè studenti e discepoli capissero le differenze e guardassero ai propri di difetti.

Un viaggio alle radici del Meihua Zhuang

novembre 16th, 2009 § 6 comments § permalink

Ogni anno in questo periodo pensare a un regalo per il compleanno del maestro Sui non è impresa facile, tuttavia quest’anno credo di essermela cavata bene con un breve viaggio alle radici del Meihua Zhuang della piccola intelaiatura (小架梅花桩) alla ricerca del ritratto del maestro fondatore dello stile: Zhang Congfu (张从富).

Proprio nei giorni precedenti alla partenza, si era abbattuta sulla regione Hebei una bufera di neve e i treni per alcune località erano stati tutti annullati… quasi tutti…
A causa della neve il treno avanzava alla velocità di un bradipo, ma su queste tratte si conoscono sempre persone interessanti e il tempo passa veloce. All’arrivo un bus mi avrebbe portato a destinazione o per meglio dire mi avrebbe lasciato alla mia destinazione finale: una sperduta campagna di una provincia della regione Hebei; ma erano già le 23, potevo solo cercare un posto dove passare la notte.
Ostelli e piccoli albeghi… tanti, – tutti abbastanza spartani naturalmente – ma nessuno voleva accettare stranieri (in base alla legge, dicevano). Solo dopo aver fatto il giro di 5-6 di questi esercizi, qualcuno è stato disposto a infrangere suddetta legge.
La notte è passata veloce, sempre in compagnia (ma stavolta non di esseri umani), e l’indomani mattina presto ero già pronto a prendere il bus che mi avrebbe portato in campagna. Ancora una volta non senza problemi, perchè la neve e la nebbia hanno triplicato il tempo del tragitto.

Già qualche giorno prima di partire, tramite alcuni contatti, avevo informato della mia visita; quando finalmente sono sceso dal bus, a ricevermi c’era un maestro di 15a generazione.

Durante tutto il soggiorno, l’accoglienza è stata calorosa e a momenti commovente.
All’inizio una breve presentazione: siamo entrati nel primo portone che abbiamo incontrato, ci siamo seduti, ci è stata offerta un po’ d’acqua calda per riscaldare le membra. Pian piano altri personaggi si sono aggiunti al gruppo di accoglienza, e siamo partiti a bordo di un carrello montato su un motorino, come si vede in foto.

Sempre a causa della neve le stradine di campagna erano impraticabili e pericolose, ma con cautela siamo arrivati alla nostra prima meta, il tempietto commemorativo di Zhang Congfu.
Il tempo a nostra disposizione non era molto, quindi dopo il saluto di rito dovuto agli antenati, ci siamo diretti verso la seconda meta.

“Il bosco di lapidi” (碑林).
Qui sono raggruppate molte lapidi, a volte solo commemorative, dei maestri antenati dello stile.
Nell’ultima foto l’antica tomba di Zhang Congfu, che riposa qui dal 1816.

Su questa lapide è raffigurato un allenamento su dei pali, in memoria della leggenda secondo la quale un tempo l’allenamento del MHZ si svolgeva appunto sui pali e non a terra come oggi.

Dopo una breve pausa per il pranzo, tra chiacchiere e discussioni marziali, …

… un allenamento veloce in un cortile di casa.
A disposizione solo poco più di mezz’oretta, quindi ognuno ha esposto velocemente quello che preferiva del proprio repertorio, poi ci sono stati degli interessanti scambi di tecniche. Purtroppo non ho potuto conservare foto di questo momento; il solito vecchio problema: o ci si allena o si fanno foto.

Dopo il breve allenamento “dimostrativo”, ci siamo diretti verso casa dei pronipoti di Zhang Congfu.
Una breve chiacchierata di presentazione, poi ci hanno permesso di vedere il ritratto del loro antenato di famiglia appeso per l’occasione su un muro nel cortile. Dapprima il rispettoso saluto rituale, poi le foto per la duplicazione.

Ormai era già sera e gli accompagnatori hanno insisitito perchè non si dormisse in albergo, così ho pernottato a casa del maestro che mi aveva accolto al mio arrivo, una persona disponibile ma soprattutto umile, che nonostante l’età e lo stato marziale non trova vergogna nel mettere in mostra le proprie lacune e a chiedere informazioni specifiche.
Così fino a notte tardi, mentre sua moglie dormiva in un’altra stanza, insieme ad altri due maestri siamo stati a farci domande, a provare e a discutere tecniche.
L’indomani dovevo partire presto, ma una volta svegli abbiamo continuato a mimare movimenti, chiedere, provare…; dopo la colazione a base di brodo di granturco, pane e di alcuni piatti non molto mattutini, sono partito tra i saluti e gli inviti a ritornare.

Una simpatica atmosfera casalinga, è questo che si avverte in questi luoghi alle origini del Meihua Zhuang, dove uno stile di arti marziali riesce a far dimenticare differenze non solo etniche e a unire strettamente persone a volte molto diverse facendole sentire parte di una grande famiglia, con tutti i doveri e i piaceri che un nucleo familiare (… marziale) comporta.

Primi giorni di neve

novembre 12th, 2009 § 1 comment § permalink

Quest’anno la neve è scesa molto presto qui a Pechino, che siano state nevicate indotte – come si mormora – o naturali la sensazione del freddo non cambia.
Nonostante ciò gli allenamenti continuano!

Prima dell’allenamento vero e proprio, un energico esercizio di condizionamento per le braccia aiuta a riscaldarsi.

Naturalmente non ho resistito alla tentazione di approfittare del paesaggio innevato per conservare alcuni scatti!

Nugae sul giusto metodo

ottobre 5th, 2009 § 5 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

Oggi in un momento di riposo, ho provato a esercitare un po’ la calligrafia cinese:

Preparata l’acqua.
Pronto l’inchiostro.
Pennello ben inumidito.
Un respiro profondo.
Il pennello immerso nell’inchiostro.
La sua punta che accarezza il bordo del piattino per modellarsi.
Gli occhi si chiudono soli,
quando si riaprono la mano sa già cosa fare.
Viene fuori il primo ideogramma…
Ma non soddisfa:
manca armonia,
lo scheletro è deforme…
E allora riproviamoci, cosciente degli errori precedenti.
Ecco un altro ideogramma… scritto male… si è cercato di rimediare agli errori ma ancora niente!

Nel frattempo la mente si svuota, rimane il respiro;
totalmente immerso nell’inchiostro che rimane sul foglio ogni volta che il pennello lo accarezza,
senza accorgermene,
ho già scritto decine di fogli con lo stesso carattere in un lasso di tempo che non so quantificare.

Ma i miglioramenti sono lievi.
Poco importa, l’importante non è tutto e subito.
Non è bene oggi a tutti i costi.
L’importante è sapere il “come” fare.
E ancora più importante il saperlo fare tutti i giorni.
Anche solo per un attimo, ma farlo!
Anche solo farne una piccola parte, ma farla con impegno,
dando tutto in ogni singolo momento dell’azione.

Ed ecco che capisco quanto, della vita, abbiano saputo insegnarmi le arti marziali in quasi 20 anni di pratica.
Il maestro, chi è?
Solo una persona che incontriamo per caso, ci ispira fiducia e per questo gli chiediamo indicazioni stradali.
Lui conosce la strada, perchè l’ha già percorsa o la sta percorrendo; ma non potrà venire con noi.
La strada la dobbiamo percorrere da soli, e soli resteremo nel percorrerla.
La meta la raggiungiamo (se ci riusciamo) da soli.
Attraverso gli errori di ogni giorno.
Attraverso le prove e le riprove.
Attraverso la costanza.
Attraverso il “metodo”.

Ogni volta che entro in una delle cinque posizioni… il discorso non cambia…
Le gambe si piegano.
Le braccia si alzano.
La posizione è presa.

Un respiro profondo.
La mente si svuota.
Rimane il ritmo del respiro,
la sensazione dei muscoli,
dello scheletro,
del dolore…
Tutto ciò che mi circonda scompare,
rimangono solo le “indicazioni stradali” che mi sono state date
e la sensazione degli errori.
La posizione non va bene.
E allora giù a controllare, a sondare ogni singolo centimetro del nostro corpo,
Per averne la sensazione,
e una volta ottenuta…
ricercare una soluzione all’errore
o assaporare e memorizzare una sensazione che riteniamo positiva.
Ed ecco che un altro passo verso la meta è stato compiuto.

Così,
ogni giorno.

E’ la testarda cosciente perenne ricerca che fa crescere l’uomo.

Han Qichang (Seconda parte)

agosto 14th, 2009 § 0 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

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Correva l’anno 1913 quando un giorno, non molto lontano dal paese natale di Han Qichang, venne organizzata una fiera paesana. Vi parteciparono molti esperti di arti marziali ognuno con il proprio stile e Han Qichang partecipò alla dimostrazione con le forme tramandategli dal maestro Li Timing. Non appena ebbe finito venne attratto da un’altra dimostrazione. Poco distante da lui, all’interno di una ronda, due ragazzi di 13-14 anni si stavano confrontando in uno straordinario duello.
Dopo aver chiesto a destra e a manca cosa praticassero quei due ragazzi, venne a sapere che quello stile che lo aveva stupito si chiamava Meihua Zhuang (梅花桩). Il maestro dei ragazzi si chiamava Yin (尹) di cognome, Mochi (墨池) di nome e Xiezhang (谢章) di pseudonimo.

Han Qichang era molto interessato allo stile e l’indomani andò subito a cercare il maestro Yin.
Yin Mochi lo accolse complimentandosi per la sua dimostrazione e Qichang ne approfittò per spiegare il motivo della sua visita. Il maestro dopo aver ascoltato le sue richieste disse: “Vuoi allenare il Meihua Zhuang? non c’è fretta!“, e chiamando suo figlio: “Siduo (四多)! Han Qichang vorrebbe rivedere le tecniche della dimostrazione di ieri, provale un po’ con lui.”

Han Qichang guardava perplesso Siduo che era più basso di lui ed era più giovane d’età, e non si sarebbe mai aspettato di finire rovinosamente al tappeto già alla prima tecnica. Rialzatosi, ricominciò a combattere con più concentrazione, ma non riusciva ad avvicinarsi all’avversario, non sosteneva le parate sugli attacchi, Siduo non gli lasciava neanche la possibilità di indietreggiare; inevitabilmente dopo un altro paio di scambi venne di nuovo atterrato.
Cosciente delle proprie lacune tecniche, Qichang si inginocchiò ai piedi del maestro Yin minacciando di non alzarsi più se non prima di essere stato accettato come discepolo;  Yin Mochi si mise a ridere: “Posso capire che tu voglia apprendere il Meihua Zhuang. Per adesso puoi seguire i nostri allenamenti. Riguardo l’accettarti come discepolo, ne riparleremo più in avanti.

Han Qichang si allenò per ben 6 anni prima di essere accettato ufficialmente come discepolo dal maestro Yin, e anche dopo di ciò si allenò per circa altri 7 anni prima di riuscire a studiare il Meihua Zhuang nella sua interezza.

Nel 1917, Han Qichang abbandonò il suo villaggio in cerca di altri stimoli marziali. Dopo qualche anno si arruolò nell’esercito del signore della guerra Cao Kun (曹锟), e venne nominato ufficiale istruttore militare di arti marziali. Nel 1920 scoppiò la guerra di Zhi-Wan (直皖战争), tra la cricca di Zhili (直隶) capeggiata da Cao Kun e quella di Anhui (皖系) per il controllo del governo di Beiyang (北洋政府).
Più di due anni di vita militare fecero capire ad Han Qichang che l’esercito non significa altro che vendere la propria vita al posto dei ricchi potenti. Decide quindi di allontanarsi dall’esercito e di cercare altre vie e altri mezzi di sussistenza.

Nel 1929, Han Qichang rappresentò la sua regione, l’Hebei, in un grande e importante torneo di arti marziali ad Hangzhou. Capitò nel gruppo del lottatore rappresentante della regione Shandong. I due combatterono intensamente, rimanendo feriti entrambi. Ciò li costrinse a ritirarsi, compromettendo il loro risultato al torneo. Successivamente, la competizione si spostò a Shanghai. Qui Han Qichang lottò con un tale impeto da stupire tutti, sconfiggendo uno dietro l’altro grandi lottatori suoi avversari fino al podio. Ciò alimentò ancora di più il suo mito.

Han Qichang era conosciuto con il soprannome il guerriero di Tuónán (沱南侠).
Tuó (沱) si riferisce al fiume Hūtuó (滹沱河) che attraversa la regione Hebei. Nán (南), “sud”, perchè Han Qichang abitava a sud di questo fiume.  Xiá (侠), “guerriero”, è un romantico elogio al suo spirito cavalleresco.
Si racconta che un giorno un ricco proprietario terriero si presentò a casa di un mezzadro per riscuotere l’affitto, distruggendone la cucina. Il gesto arrivò fino alle orecchie di Han Qichang che, furioso, andò personalmente a cercare il ricco proprietario: fu capace di tormentarlo fino a fargli ammettere l’errore e a riscuotere meno affitto. Per tutta la gente locale era il miglior amico dei poveri.

Le abilità marziali di Han Qichang erano straordinarie e capitava spesso che quando all’interno dell’ambiente marziale si accendeva una qualche disputa, qualcuno lo interpellava per fare chiarezza. Qichang era solito ripetere: “Tutti i praticanti di arti marziali sono un’unica famiglia, e anche se come uomini a volte non ci sentiamo intimi, intima è l’arte che ci accomuna, dobbiamo tutti prenderci cura l’uno dell’altro, non si può pensare sempre e solo a dimostrare chi è il più forte e chi ha più ragione!“. Era difficile dargli torto, e riceveva rispetto da tutti.

Note
1. Per chi volesse approfondire ulteriormente il periodo storico menzionato, ecco alcuni link dall’enciclopedia Wikipedia:
– Cao Kun (Italiano)
– La guerra di Zhi-Wan (inglese)
– La cricca di Zhili (inglese)
– La cricca di Anhui (inglese)
– Il governo di Beiyang (inglese)
– Il periodo dei signori della guerra (inglese)

Han Qichang (Prima parte)

luglio 31st, 2009 § 0 comments § permalink

di Giuseppe Mighali

Maestro di Sui Yunjiang, Han Qichang (韩其昌) è stato tra i più importanti artisti marziali del XX secolo. Nasce il ventunesimo giorno del nono mese del calendario lunisolare del 1893 nel villaggio Yuantou a 50 chilometri dalla città di Shenxian nella regione Hebei; muore a Pechino alla veneranda età di 95 anni il primo settembre 1988.

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Quando Han Qichang aveva ancora 10 anni due guardie del corpo, Wang Yudong (王玉栋) e Han Yuting (韩玉庭; secondo altre versioni 韩雨亭, la pronuncia non cambia), quest’ultimo zio di Han Qichang, ossia fratello maggiore del padre, crearono un “campo marzio” per insegnare ai giovani le arti marziali. Il piccolo Han Qichang li andava a guardare tutti i giorni, appassionandosi sempre di più, fino al punto da decidere di iniziare a studiare con loro. Il padre di Han Qichang tentò di opporsi, meglio cercare un lavoro, le arti marziali “non danno l’opportunità nè di mangiare nè di vestirsi!“. Seguendo le abitudini dei contadini del posto, che si svegliavano alle prime luci dell’alba e andavano a dormire all’imbrunire, ogni giorno dopo il tramonto il padre di Han Qichang chiudeva la porta e non lo faceva uscire. Ma Han Qichang, nonostante la tenera età, era già molto determinato: dopo essersi assicurato che tutti i membri della famiglia dormissero, con l’aiuto di un bastone scavalcava il muro per andare ad allenarsi. Ciò si ripeteva ogni giorno, all’insaputa del padre, che lo venne a sapere soltanto quando ormai il figlio aveva già una piccola fama nel raggio di qualche decina di chilometri.

Wang Yudong e Han Yuting praticavano entrambi Chuojiao (戳脚). Han Yuting era ben felice di vedere il nipote così appassionato, e per questo gli insegnava le arti marziali con particolare attenzione. Dopo un po’ di tempo i due anziani insegnanti presentarono il giovane Han Qichang al famoso maestro e guardia del corpo Li Timing (李题名) perché continuasse a studiare con lui.

Il maestro, che allora viveva a Pechino, era famoso per la sua particolare abilità e per alcuni “tesori” che teneva per sé e non tramandava. Uno di questi era una forma di sciabola che, si dice, non tramandò neanche davanti a una lauta ricompensa in denaro; un altro era un sistema di 6 rarissime forme di lancia.

Al maestro Li piaceva la determinazione con cui Qichang si era appassionato alle arti marziali, e spesso diceva: “Non è facile trovare studenti che si appassionino così tanto da non poter più fare a meno delle arti marziali. Una volta in questo stato si apprende tutto con estrema facilità!“. Così, decise di tramandare a lui le rare forme di sciabola e di lancia di cui era depositario.
Un’altra storia racconta una diversa versione dei fatti: Han Qichang venne a sapere che il maestro Li viveva in una campagna a 15 km dalla città di Raoyang in Hebei e vi si reco personalmente.
Arrivato sul posto, Han Qichang trovò subito la casa di Li Timing; bussò, ma gli venne detto che il maestro era nei campi a lavorare.
Il paesaggio era caratterizzato da immense coltivazioni di sorgo e fu tra queste che finalmente Qichang scorse il maestro. Una volta accertatosi di non essersi sbagliato, spiegò il motivo della sua visita, ma Li Timing aveva già sentito parlare del giovane Qichang, ed era felice di averlo finalmente incontrato di persona.
Finirono di lavorare il terreno insieme e mentre erano seduti per terra a riposare, il maestro Li disse: “Sei venuto a trovarmi da così lontano, non è per niente facile; vieni, adesso ti insegno la lancia!
Han Qichang euforico chiese: “Maestro, cosa usiamo come lancia?
Li Timing sorridendo, raccolse due piante di sorgo: “Lance? Eccole qui!
E si misero ad allenarsi in mezzo ai campi.

Nel frattempo, Han Qichang studiava anche Fanzi Quan (翻子拳) e Tan Tui (弹腿) con il maestro Shi Liansheng (史连生). Egli lo presentò a un famosissimo maestro di Tianjin, Li Cunyi (李存义), che lo accolse subito con grande simpatia, riconoscendo anch’egli la determinazione e la passione con cui Han Qichang si allenava. Lo accettò tra i suoi allievi, e gli insegnò Xingyi Quan (形意拳).

Correva l’anno 1913 quando un giorno, non molto lontano dal paese natale di Han Qichang, venne organizzata una fiera paesana. Vi parteciparono molti esperti di arti marziali ognuno con il proprio stile e Han Qichang partecipò alla dimostrazione con le forme tramandategli dal maestro Li Timing. Non appena ebbe finito venne attratto da un’altra dimostrazione. Poco distante da lui, all’interno di una ronda, due ragazzi di 13-14 anni si stavano confrontando in uno straordinario duello.
Dopo aver chiesto a destra e a manca cosa praticassero quei due ragazzi, venne a sapere che quello stile che lo aveva stupito si chiamava Meihua Zhuang (梅花桩).

Note
1. Il calendario lunisolare è in uso in Cina ancora oggi dove convive con il nostro calendario solare, per maggiori info vi rimando all’enciclopedia Wikipedia

Il maestro Sui

marzo 2nd, 2009 § 1 comment § permalink

di Giuseppe Mighali

Un post dedicato al mio maestro è d’obbligo!
Colui che ammiro sia come uomo che come insegnante…
Un maestro che ha deciso di insegnare la sua arte seguendo le antiche e ferree regole della tradizione, in controcorrente rispetto alle tendenze della Cina moderna, accettando fieramente e con spirito le conseguenze di questa sua decisione…

Quando decisi di trasferirmi in Cina, avevo alle spalle anni di pratica e di sacrifici, tre titoli nazionali nelle competizioni di Sanda, un premio come migliore atleta professionista e non ricordo quanti e che tipo di titoli ottenuti nelle inutili gare di forme.
La mia innata passione per le arti marziali tradizionali cinesi “istintivamente” mi rendeva già cosciente dei limiti culturali e di pratica presenti nell’ambiente delle arti marziali cinesi in Italia, in cuor mio sapevo anche che questi limiti per motivi storici esistevano anche in Cina, anche se in veste differente; il mio obiettivo non era quindi trovare l'”arte marziale“, bensì trovare “il maestro”, “l’uomo” (nel senso più umano del termine)!

Devo dire che da questo punto di vista ero già abbastanza scoraggiato in partenza… non mi sarei mai aspettato di riuscire a conoscere subito il maestro Sui.

Il maestro Sui nasce il 18 novembre del 1943 e vive a Pechino.
Membro dell’associazione per la ricerca sul Meihua Zhuang e dell’associazione per la ricerca sul Bagua Zhang di Pechino; maestro 18a generazione di Meihua Zhuang e 4a generazione di Bagua Zhang.
Fin da giovanissimo studia e pratica arti marziali sotto la guida di celebri insegnanti, fino a quando incontra due grandi maestri del passato, maestri che cambieranno la sua vita e il suo modo di vivere le arti marziali tradizionali: Han Qichang per il Meihua Zhuang e Li Ziming per il Bagua Zhang.
Da allora il maestro Sui non ha mai interrotto il suo allenamento, a volte anche pieno di insidie per lui e i suoi maestri visto il periodo storico che hanno attraversato.

A partire dal 1990 viene più volte invitato in importanti conferenze organizzate dall’ex-Unione Sovietica, pronunciando vari discorsi e ricevendo l’approvazione di studiosi di tutto il mondo, come la volta in cui partecipò alla Conferenza internazionale degli esperti mondiali di psicologia nel corso della quale parlò de le arti marziali cinesi in relazione con il mondo della natura e l’allenamento fisico, e de la relazione fra gli esercizi cinesi per il benessere fisico e la psicologia.
Nel 1992 viene invitato dall’emittente televisiva internazionale della televisione statale russa per presentare lo stato delle relazioni culturali tra Cina e Russia, nello stesso anno assume l’incarico di direttore responsabile del Dipartimento dello sport presso il centro per gli scambi economici e culturali fra Russia e Cina.

La biografia del maestro Sui è già presente in numerose e importanti opere enciclopediche di consultazione, ma lui non dimostra alcun interesse per questo tipo di mete e riconoscimenti.
Tuttora, nonostante l’età, si allena e duella con noi ogni giorno, sotto ogni tipo di intemperie; con l’unico obiettivo di tramandare a chi sappia apprendere preziosi saperi antichi e genuini, e con la pazienza che la tradizione del suo metodo di allenamento necessita.

Le 5 posizioni – 五势

febbraio 8th, 2009 § 2 comments § permalink

Devo chiedere scusa alle persone che si allenano con me a Lecce, ma quest’inverno non sono potuto rientrare in Italia… troppo lavoro.
Un po’ per scusarmi di ciò, un po’ per rispondere alla richiesta di una persona che stimo molto (e che spero riesca a trovare il tempo e la pazienza per allenarsi) allegherò a questo post le foto delle cinque posizioni di zhanzhuang (站桩) del MHZ. Avrei preferito delle foto innevate, ma quest’inverno sembra che in molte zone della Cina i rubinetti siano chiusi…

Vi ricordo che queste cinque posizioni, sebbene all’apparenza semplici e poco impegnative, sono la parte più logorante, importante e necessaria del nostro allenamento; la prima cosa che avete appreso e l’ultima che finirete di allenare!
Credo sia inutile rimettersi a spiegare gli accorgimenti e l’importanza di alcuni atteggiamenti, ma se avete dei dubbi o delle domande sapete come contattarmi.

Le foto risalgono all’11 novembre del 2004, quando un gruppo di russi venne a trovarci a Pechino e conservò come ricordo queste cinque foto del mio maestro.

Shun Shi – 顺势

Ao Shi - 拗势
Rao Shi - 绕势

Xiao Shi - 小势

Bai Shi - 败势

Da Shi - 大势

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